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:: 22.3.04 ::

Schiavi della tecnologia
Estenuanti messaggi di risposta automatica dei centralini, criptici avvisi di errore del pc, ricerche online che ci regalano migliaia e migliaia di pagine da visionare: ma è davvero questa la tecnologia che ci può aiutare a vivere meglio?

Scenario n.1.
Devo parlare con l'ufficio di previdenza dei giornalisti. Tento l'interno: dopo un numero x di squilli a vuoto la chiamata passa al centralino. E subito arriva l'ineffabile voce meccanica (ma perché sono tutte femminili?!), con sottofondo di musichetta: "Gli operatori sono momentaneamente occupati con altri utenti. La preghiamo di attendere per non perdere la priorità acquisita". Attendo. La musichetta continua, l'avviso anche. Riappendo, richiamo. Stessa scena. Quando finalmente mi risponde un essere umano - gli altri utenti ce l'hanno fatta, a lasciato libero un operatore… - mi ripassa l'interno. Dove non mi risponde nessuno, e la trafila riprende identica. Lascio perdere, e tento di chiamare la sede dell'istituto di previdenza collocata presso l'ordine dei giornalisti. Il telefono squilla a vuoto, a lungo: poi finalmente il familiare "clic". Ma no, è un'altra vocina registrata (sempre femminile, manco a dirlo): "Se vuole parlare con gli uffici dell'ordine, prema 1. Se vuole parlare con gli uffici di previdenza prema 2. Se vuole informazioni sull'iscrizione prema 3…". Derelitta premo 2: naturalmente l'interno squilla a vuoto. Richiamo. Mi sorbisco tutta la trafila angosciante: in coda all'elenco di opzioni recitate dalla vocina, c'è il ramingo "Se vuole parlare con un operatore prema 0". Premo 0: non mi risponde nessuno. Alla fine degli squilli cade la linea. Non ho l'energia per riprovare.

Scenario n.2.
Sto lavorando al pc a un documento piuttosto lungo: se devo stare per diverse ore davanti allo schermo uso il desktop, per non stancare troppo gli occhi. Quando sono proprio esausta decido di smettere, salvo il documento e lo chiudo. Poi comincio la normale procedura per spostare il file sul portatile, attraverso la piccola rete che ho nel mio studio. Sono già fortunata che i due pc si siano visti al primo colpo, appena li ho accesi: a volte prima di riconoscersi ci mettono un po'. Comunque, mai cantare vittoria: mentre sto semplicemente copiando e incollando il file da un pc all'altro, tutto lo schermo ha come una fibrillazione, poi un incartamento generale, e mi appare un bellissimo messaggio, di quelli di sistema in bianco senza bordi con scritta nera: "Si è verificato un errore irreversibile nel modulo pincopallino. Per salvare il lavoro premere Ignora. Se si sceglie Chiudi tutti i dati verranno persi", o qualcosa di molto simile. Ho i nervi saldi, anche perché il lavoro l'ho già salvato e chiuso, alla faccia di quello che dice il pc. Così scelgo Chiudi. Non succede niente. Allora scelgo Ignora: non succede niente lo stesso. Sono caduta in un buco nero, simile a quello del vecchio dos: "Annulla, Riprova o Tralascia?". Premo il tasto di reset, e uccido il pc.

Scenario n.3.
Cerco un po' di esempi online da far vedere ai miei alunni, perché trovino spunti interessanti per il progetto di un sito di museo scientifico. Provo ad affinare la ricerca per quanto possibile, ma visto che non cerco uno specifico museo ma voglio una panoramica piuttosto vasta del campo - ovviamente anche internazionale - Google mi rovescia addosso tonnellate di materali. Cerco di non scoraggiarmi: in fondo sono una professionista. Le risorse italiane le risolvo non dico non fretta, ma in modo ragionevole: quelle internazionali sono una follia. Scorro le pagine dei risultati, le prime con attenzione, poi divento sempre meno attenta e sempre più affranta: alla fine abbandono l'impresa. Magari c'era qualche perla nascosta nella cenere, ma io non ho avuto la forza, il tempo e la pazienza per trovarla.

Ognuno di noi si è trovato in situazioni come queste: non c'è ormai neppure più bisogno di essere utenti di apparecchi particolarmente sofisticati, basta una stupidissima sim di cellulare che fa le bizze a trasportarci nel gorgo delle felici ipotesi avanzate dall'assistenza clienti del nostro operatore telefonico: "Potrebbe essere rotta la sim. Oppure il telefonino. Oppure la cella". Alla faccia della tecnologia intelligente. Siccome in questo periodo litigo con la tecnologia quasi ogni giorno, mi stavo quasi convincendo di essere io ad avere qualche problema: non so, campi magnetici bizzarri o altri eventi esoterici di questo tipo. Notavo la perversa attitudine dei programmatori (ebbene sì, quelli di Windows) nel confezionare messaggi terrorizzanti: vi è mai capitato un pc che al momento di salvare un documento, ovviamente molto lungo, vi dicesse "Fine inaspettata del file"??? Con il solito quadratino bianco senza bordi, e scritta nera al centro: c'è un codice comunicativo del panico anche nei layout grafici dei messagi di errore. Avvertivo come una tortura lo scoprire che l'antivirus, con abbonamento regolarmente pagato e in corso, non scaricava più da solo gli aggiornamenti: "Impossibile decomprimere il file". E lo viene a dire a me?! Quasi tutti coloro che con la tecnologia avanzata devono comunque lavorarci finiscono anche per sentirsi in colpa, quando qualcosa non funziona: si vede che non ne sanno abbastanza, che non sono sufficientemente aggiornati, che insomma sono delle mezze calzette.

Ma ci sono libri che mi hanno allargato il cuore: che mi hanno detto quello che in fondo già sapevo, ma su cui non avevo mai riflettuto. Nessuno per guidare una macchina ha bisogno di sapere come funziona al suo interno il motore; e neppure siamo dottissimi in funzionamento meccanico e idraulico di lavatrici, eppure ogni giorni siamo capaci - chi più chi meno :-) - di schiacciare un tasto e di ottenere un bucato pulito. E allora, perché i computer e tutta la tecnologia loro annessa ci devono essere così nemici? Per tutti coloro che sentono che la tecnologia deve essere un aiuto e non un ostacolo alla vita, consiglio la lettura del bellissimo "Il computer invisibile" di Donald A. Norman e dell'altrettanto illuminante "La rivoluzione incompiuta. Manifesto per una tecnologia antropocentrica" di Michael Dertouzos: due testi che ci raccontano un possibile mondo diverso. Un mondo di infodomestici, apparecchi elettronici di informazione capaci di svolgere in modo invisibile ed efficiente i propri compiti: qualcuno ci servirà per scrivere - e usarlo sarà facile come prendere in mano una penna -, qualcuno terrà per noi la lista della spesa, qualcuno ci farà da assistente sanitario. Il web diventerà realmente una tela di significati - il libro di Dertouzos immagina un web semantico raggiungibile per gradi, per piccoli passi - e dei sistemi collaborativi ci daranno modo di lavorare attraverso il tempo e lo spazio, come se partecipassimo tutti alla stessa riunione, nella stessa stanza. Se poi qualcuno è curioso di immaginare come potrebbero essere dei pc del tutto differenti dalle macchine infernali con cui combattiamo ogni giorno, pieni di opzioni che non useremo mai e che immancabilmente fanno le cose sbagliate nel momento peggiore, può leggere anche "Interfacce a misura d'uomo" di Jef Raskin: un approccio completamente nuovo per ottenere macchine davvero semplici da usare.

E' utopia? Forse, ma non credo. I computer così come li conosciamo stanno davvero arrivando al capolinea della corsa sfrenata a "più potenza, più funzioni": a nessuno ormai importa avere più potenza e più funzioni, vogliamo invece apparecchi sicuri, affidabili, da usare e dimenticare. E' su questa strada che potremo smettere di essere schiavi delle macchine. Semplicemente, la tecnologia farà per noi quello che sempre e solo dovrebbe fare: essere al nostro servizio. Per comunicare, lavorare, produrre: con minor fatica, eliminando ripetizioni e meccanicità, permettendoci di concentrarci solo sull'aspetto più creativo e quindi più umano delle nostre attività. Magari, questa volta sì, aiutandoci a vivere meglio.

:: chiara 3/22/2004 08:22:00 PM :: permalink
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