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:: 10.11.03 ::

Lavoratori a scadenza
A parte i roboanti e demagogici spot televisivi, i decreti attuativi della legge Biagi di riforma del mercato del lavoro stanno rendendo ancora più precari coloro che precari già erano.

Non posso che cominciare così questo breve post: ero una cococo. Ovvero, lavoravo con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Ora non so più cosa sono, esclusa un’unica certezza: qualunque tipo di lavoratore io sia, scado. Sì, porto addosso una etichetta di scadenza, come se fossi una confezione di latte. Il mio ex contratto (per legge i cococo sono una razza in via di estinzione) scadrà nel marzo 2004: ed anche se un rinnovo di un anno era previsto, il rinnovo non ci sarà.

Secondo la legge, i cococo dovrebbero diventare “contratti a progetto” (mi rifiuto di intuire quale potrebbe essere la relativa sigla). Salvo un piccolo dettaglio: non esistono le circolari che spieghino alle aziende come si possono configurare questi nuovi contratti. Così, io semplicemente smetterò di lavorare: dagli uffici del personale delle aziende, al call center del ministero del Welfare (forse dandosi un nome straniero pensano di fare impressione… impressione la fanno, ma per tutt’altri motivi), ai sindacati stessi non si sa cosa accidenti saranno questi contratti a progetto.

Inutile dire che, se per un piccolo numero di aziende questo potrà essere un grave disagio, per molte altre – inclusa quella dove lavoro io – si tratterà di una ghiotta occasione per espellere dal mercato del lavoro chi non fa più comodo, chi non è abbastanza protetto, chi ha alle spalle troppa “anzianità” per essere ancora appetibile (ormai essere un “senior” è una condanna, perché non ti possono proporre compensi oscenamente bassi e quindi diventi una professionalità imbarazzante). Così, un congruo numero di persone passerà dalla condizione di “lavoratore a scadenza” a quella di “lavoratore scaduto”: se trovate qualcuno che grazie alle legge Biagi passerà dalla condizione di cococo a quella di dipendente a tempo indeterminato (uno dei demagogici e strombazzati obiettivi della legge Biagi), scrivete alla redazione di Pretesti perché si tratterebbe di un caso veramente unico.

Amaro dettaglio grottesco: coloro che rispondono al call center del ministero del Welfare sono a loro volta cococo, che non hanno la più pallida idea di che cosa diventeranno. Chissà perché, non mi viene da commentare “Mal comune, mezzo gaudio”…

:: chiara 11/10/2003 10:26:00 AM :: permalink
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