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:: 5.3.03 ::

Accessibilità dei siti Web: il punto della situazione

L'anno europeo del disabile e l'opportunità della diffusione degli standard

La parola chiave di quest'anno sulla rete, a quanto pare, è accessibilità. Con questo termine si intende la possibilità tecnica di accedere all'informazione veicolata dal web anche con dispositivi non standard, inclusi i sistemi di input/output utilizzati dagli utenti che hanno delle disabilità (non vedenti, persone impossibilitate a muovere gli arti, sordi e persone con problemi neurologici o cognitivi).

Perchè questa "moda"? Forse perché siamo nel 2003, proclamato "Anno europeo dei disabili", con la conseguente liturgia di seminari ed eventi pubblici a celebrare l'importanza dell'integrazione nella moderna società dell'informazione.
Forse perché molte grandi aziende (Microsoft, IBM per citarne solo un paio) hanno fiutato ormai da tempo l'importanza del business delle tecnologie "assistive" - come vengono chiamate, con una brutta traduzione dall'inglese assistive, le periferiche e i software che mettono in grado i disabili di interagire con il mondo esterno e di fruire dell'informazione - e allo stesso tempo stanno cercando di sfruttare le proprie attività in questo campo come uno strumento di marketing sociale.
Forse anche perché si va diffondendo tra gli addetti ai lavori e i loro referenti politici una sincera convinzione che, con l'avanzare dell'intervento delle nuove tecnologie nella vita quotidiana, ci si trova davanti ad un bivio: o si vincola l'accesso alle tecnologie ad una vocazione sociale, oppure le stesse diventano inevitabilmente un fattore di esclusione. Il rischio è l'ampliamento del "digital divide", il divario digitale che separa gli utilizzatori delle nuove tecnologie dal resto del mondo creando discriminazione e disuguaglianza.

Negli anni abbiamo visto susseguirsi tante mode: nel 1999 fu la volta dei"portali", nel 2000 quella delle "community", il dibattito di moda nel 2001 è stato quello che verteva sull'usabilità, nel 2002 non si parlava che di mobile internet, e-book e dispositivi palmari.
La moda di quest'anno è l'accessibilità, e ciò non può che fare piacere.
Se si diffondesse realmente nelle pratiche quotidiane di web master e web manager, ciò significherebbe un accrescimento della democraticità del mezzo e un miglioramento netto della qualità della vita per milioni di persone (solo in Italia si calcola che i disabili siano ben 3 milioni).
Come effetto collaterale tutt'altro che trascurabile, la diffusione della pratica dell'accessibilità significherebbe poi l'affermarsi, con il cosiddetto "Design Universale", di una serie di standard per lo sviluppo delle pagine web. In altre parole, la larga e diffusa adozione da parte dei siti web di pubblico interesse degli standard di accessibilità metterebbe finalmente ordine sancendo regole comuni in un settore totalmente deregolamentato. I siti che puntano all'efficienza risponderebbero agli standard del WAI (Web Accessibility Initiative) garantendo possibilità di accesso universali; siti con maggiore finalità creativa potrebbero continuare, naturalmente, a sperimentare in libertà, rinunciando ovviamente alla certificazione di accessibilità.

La proposta di legge Campa-Palmieri

La grossa novità normativa attualmente sul tavolo è la proposta di legge Campa-Palmieri, la n. 3486, presentata a dicembre del 2002 e al momento ancora in
attesa di calendarizzazione alla Camera dei Deputati. La proposta, stesa con il concorso fattivo di molte associazioni del settore tra cui l'IWA Italy (Internet Webmaster Association) e la sezione italiana dell'Internet Society (ISOC), si intitola "Norme per il diritto di accesso ai servizi e alle risorse info-telematiche pubbliche e di pubblica utilità da parte dei disabili e per favorire la loro integrazione con le nuove tecnologie". I primi firmatari sono due deputati di Forza Italia: il secondo, Antonio Palmieri, ex programmista e autore televisivo, è dal 1995 il responsabile del sito web di Forza Italia.

Si tratta della prima proposta di legge di questo genere in Europa e prevede l'obbligo di rendere accessibili i siti web almeno al livello minimo previsto dal WAI. Si applica alle pubbliche amministrazioni, ma anche a tutti gli enti che forniscono servizi pubblici: "agli enti pubblici economici, alle società pubbliche legate al mondo dell'informazione, alle biblioteche pubbliche, alle aziende private concessionarie di servizi pubblici, agli enti di assistenza pubblici, alle aziende di telecomunicazione pubbliche, alle aziende esercenti servizi in convenzione con enti pubblici, alle aziende municipalizzate regionali e a partecipazione pubblica e a tutti gli organismi che beneficiano di finanziamenti pubblici nazionali o dell'Unione europea". Come si vede, si tratta di un catalogo di soggetti piuttosto ampio. Al contrario, ristretti sono i termini temporali per l'adeguamento previsti dalla legge (sei mesi dalla sua approvazione). Ma limitate sono anche le sanzioni per chi non si adegua: dai 500 ai 3000 euro. Viceversa per i soggetti che adattano il proprio sito ai requisiti richiesti sono previste agevolazioni fiscali. La legge include anche un articolo, il num. 4, che vincola l'azienda all'acquisizione di quelle tecnologie che permettano ai lavoratori disabili di interagire con l'ambiente telematico.

Tra le criticità di questa proposta di legge, probabilmente destinate ad essere superate con il dibattito parlamentare, bisogna notare l'insufficiente ammontare delle sanzioni, l'eccessiva ristrettezza dei termini temporali per l'adeguamento e infine la difficoltà per una norma di legge di fare riferimento vincolante a linee guida come quelle del WAI, stese con intento non normativo e per di più da un organismo di un altro stato. Per finire, il riferimento al livello minimo richiesto dal WAI (equivalente quindi al livello 1) lascia fuori dall'obbligo alcune caratteristiche che di solito sono considerate invece determinanti, come la possibilità di ingrandire i caratteri e la necessità di un buon contrasto cromatico tra testo e sfondo.

Il libro bianco del Governo

Un'ulteriore importante iniziativa politica in tema di accessibilità è stata presentata oggi dal Ministro dell'Innovazione Tecnologica Lucio Stanca.
Si tratta di un "Libro bianco" sulle tecnologie per la disabilità, redatto da una commissione interministeriale cui hanno partecipato il Ministero del Welfare di Maroni, quello dell'Innovazione di Stanca e quello della Salute di Sirchia.
Sulla scorta dei dati statistici raccolti, delle iniziative dell'Unione Europea e delle esperienze di diversi soggetti attivi sul tema nel nostro paese, il Libro Bianco si conclude suggerendo che il Ministero dell'Innovazione Tecnologica intraprenda una serie di iniziative.
Tra queste sembrano particolarmente interessanti la creazione di centri di competenza, gruppi di lavoro e osservatori per la ricerca e il monitoraggio dell'accessibilità, ma anche l'introduzione di nuove misure legislative. Il Libro bianco annuncia la prossima presentazione di un progetto di legge governativo dal titolo "Disposizioni in materia di disabilità e informatica" che terrà conto sia della proposta Campa-Palmieri sia degli altri spunti e suggerimenti emersi dal lavoro della commissione interministeriale.

Per saperne di più:
Il libro bianco scaricabile per intero in .pdf www.innovazione.gov.it/librobianco


:: sandra 3/05/2003 06:05:00 PM :: permalink
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:: 2.3.03 ::
DivX: note su una nuova tecnologia dirompente

Professionisti del cinema, videomaker indipendenti, appassionati di home video, giornalisti televisivi e smanettoni di ogni età: tutti alle prese negli ultimi tempi con la stessa novità. E' il formato DivX, quello che è già stato ribattezzato "l'Mp3 del cinema".
DivX è il nuovo metodo di compressione per i file video ideato da un programmatore francese, Jérôme Rota, detto Gej, nel settembre del 1999. Rota aveva forzato, con una procedura illegale, un formato di compressione Microsoft, il Windows Media Video V3. All'epoca il nome includeva anche una faccina: DivX;-). Nel 2000 Gej lancia la DivXNetworks Inc. e contemporaneamente anche una piattaforma open source per la messa a punto di un codec video nuovo - e finalmente legale - dal nome OpenDivX.
Oggi il formato DivX (senza faccina e senza più il portato illegale della prima versione) è arrivato alla versione 5.03 e risulta usato da più di 30 milioni di utenti, a sentire il sito ufficiale.
Ciò che lo rende così attraente è che il DivX permette di comprimere i video così tanto da far stare un intero lungometraggio in uno o due CD-Rom, mantenendo una qualità eccezionale sia sul piano video che su quello audio, praticamente la qualità DVD.
Associando questo dato alla veloce penetrazione della banda larga, diventa evidente che il risultato finale è la possibilità di scambio online - una possibilità finalmente reale, cioè con tempi umani - di video di ogni tipo: filmati indipendenti, cortometraggi di artisti emergenti, ma anche interi film delle majors americane.
Creare e vedere video compressi in DivX non costa nulla, dal momento che il DivX Player e il relativo Codec (ovvero il software di compressione, da COder-DECoder) sono freeware e possono essere scaricati gratuitamente.
Così come freeware sono anche tutti gli altri programmi che permettono di prendere confidenza con il formato: come Flask Mpeg, che serve a trasformare in DivX filmati di altro tipo (per esempio gli Mpeg2, formato classico dei DVD), o Virtual Dub, che permette anche di effettuare editing sui DivX. La conversione di un film di due ore in DivX richiede al momento circa 4 ore, ma il risultato è incredibile: in 700 MegaByte c'è un film intero pronto ad essere copiato su un CD vergine del costo di pochi euro.
Per trovare file DivX già pronti da guardare invece è sufficiente fare un giro in rete. Sui più diffusi software di condivisione dei file - eredi di Napster come Morpheus o WinMX, già diffusissimi per gli Mp3 - si trovano veri e propri magazzini di videopirateria.
Ma al di là della pirateria, che senz'altro ha dato un grosso impulso alla diffusione del formato, il DivX offre infinite possibilità "legali".
TV e media indipendenti, per fare un esempio, si scambiano online grazie al DivX i contributi video da mandare in onda. Passando agli usi privati, grazie al codec del DivX chiunque può costruirsi agevolmente un archivio personale dei propri video oppure usare il pc come un videoregistratore.
Non solo, ma le majors stanno già utilizzando negli States una nuova strategia commerciale, proponendo forme di "noleggio" online dei film, scaricabili per pochi dollari e validi per un paio di giorni. Passato il termine, il file non è più visibile.

Per saperne di più
www.webmasterpoint.org/video/divx/- Il tutorial sul DivX all'interno del sito webmasterpoint.org, in italiano
www.ngvision.org - il sito di NGVision, che permette di scaricare i filmati in DivX realizzati da videomaker indipendenti e contiene un'utilissimo tutorial sull'acquisizione e la compressione dei video (anche questo è in italiano)
www.divx.com- il sito ufficiale del formato DivX, con le informazioni sui nuovi rilasci, i collegamenti con i siti che effettuano il "noleggio online" e una sezione di informazioni per i "newbies", chi ha ancora tutto da imparare.

:: sandra 3/02/2003 10:26:00 PM :: permalink
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