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:: 26.2.03 ::

Web incontri

Molto spesso mi è capitato di sentir dire che il web isola le persone, chiudendo chi lo usa in una sorta di “prigione tecnologica”, che alla fine rende freddi e poco sociali. Oppure, che il web spersonalizza i rapporti, mediando tutto attraverso la tecnologia e la virtualità.

Mi sono sempre sembrate prese di posizione molto ideologiche, e dettate da una pratica del web del tutto superficiale, o magari da nessuna vera pratica. Più che mai lo penso ora, quando il web mi ha regalato incontri con persone che altrimenti non avrei mai potuto realizzare. E così, sia pure senza voler cadere nell’eccesso opposto di mitizzare questo medium, vi voglio raccontare questi incontri.

Gli incontri virtuali con sconosciuti
Lasciando perdere le bacheche di annunci e le chat più o meno pruriginose, mi è capitato di “incontrare” sconosciuti nel senso migliore del termine: semplicemente pubblicando il mio blog personale, che non ho mai pubblicizzato da nessuna parte e che per me rappresenta l’equivalente tecnologicamente avanzato delle poesie nel cassetto. Qualcuno lo ha letto, e ha cominciato a scrivermi: così sono nate amicizie epistolari, in cui nulla cementa la conoscenza se non alcune misteriose affinità, difficili da definire ma profondissime. Si tratta di “fratelli” e “sorelle” che non hanno corpo, ma solo parole, e che comunque riescono ad essermi molto vicini.

Gli incontri reali con sconosciuti
Ebbene sì, capitano anche quelli. Capita anche di trovare sul web un caro amico, che nella realtà stava a pochissimo da me (lavoriamo nella stessa azienda) ma che probabilmente nella realtà non avrei mai incontrato. O anche se lo avessi incontrato, non lo avrei riconosciuto: perché nella realtà – tanto più in quella lavorativa – comunichiamo attraverso una grande quantità di filtri che spesso ci mascherano completamente. Ci saremmo detti “buongiorno” e “buonasera”, ignorando quasi tutto l’uno dell’altra: invece il web ci ha regalato lo spazio di libertà per conoscerci prima “dentro”, e poi scoprire che ci separava poco più che un isolato di distanza, tutti i santi giorni.

Perduti e ritrovati
Proprio attraverso le pagine di questo blog, e il mio nome pubblicato nella gerenza, ho ritrovato la mia compagna di banco di tanti anni fa. Eravamo amiche per la pelle: lettere e lettere scambiate durante l’estate, e a scuola una vita condivisa, tra primi amori, compiti in classe e settimane bianche indimenticabili. Lei si era trasferita a Torino, io a Roma: le circostanze della vita ci avevano divise, l’esperienza del web ci ha fatte ritrovare.
Quasi contemporaneamente – ma la casualità nella vita non esiste – ho provato a vedere se trovavo online il sito del mio vecchio liceo: non solo c’è, ma c’è anche il sito dell’associazione degli ex alunni. Curato dal mio ex professore di italiano e latino… a cui devo gran parte della mia formazione culturale e soprattutto metodologica. Così, come resistere alla tentazione di farmi viva? Ed ecco un altro perduto e ritrovato: dalla memoria al presente, anche perché ho scoperto che il mio ex professore ha un sito dall’impostazione glocal che testimonia della sua capacità di continuare a mettersi in gioco.

Certo, questa è la mia esperienza. Non nego di aver fatto sul web anche incontri poco stimolanti: i web-madrilli ci sono sempre, ed hanno una sconcertante attitudine alla prosopopea logorroica, ma una volta riconosciuti basta evitarli. Credo però fermamente che il web avvicini, e non allontani le persone: è fatto di gente, che pensa e sorride, che la pensa come noi oppure no, è fatto di gente molto più che di tecnologia. Ancora e sempre, la tecnologia è un mezzo, da usare secondo la nostra inclinazione (non mi piace dire che la si può usare bene o usare male…). Basta trovare la propria strada, senza essere né troppo fiduciosi nelle capacità miracolistiche del web, né ferocemente diffidenti rispetto alla comunicazione via internet. Insomma, basta essere così come si è nella vita.

Se siete curiosi:
- il sito glocal del mio ex professore
Chi era costui


:: chiara 2/26/2003 06:28:00 PM :: permalink
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:: 24.2.03 ::
Greenaway multimediale

Il prossimo progetto del regista inglese Peter Greenaway, annunciato all'ultima edizione del Festival Transmediale e all'International Film Festival di Berlino come il lavoro più ambizioso della sua carriera, si chiama "The Tulse Luper Suitcase, A Fictive History of Uranium".
La caratteristica principale del progetto è che non si tratta di un semplice film ma di un complesso esperimento multimediale alla ricerca di nuovi linguaggi, declinato su più media e con la realizzazione simultanea di diversi format: un lungo film di sei ore diviso in tre parti, una serie televisiva, un sito web, alcuni CD-Rom e DVD, fino ad opere teatrali e libri.
"Solo attraverso la commistione di linguaggi e, soprattutto attraverso l’interazione, si realizza il cinema, che - aveva annunciato Greenaway alla prima presentazione del progetto, lo scorso novembre a Venezia - è artificio".
Il progetto si focalizza sulla vita di Tulse Luper, dalla sua infanzia nel Galles alle sue avventure da adulto in giro per il mondo.
Tulse è un immaginario "prigioniero di professione", che durante le sue avventure si trova rinchiuso sistematicamente in prigione, e ne fa il proprio luogo privilegiato di elaborazione artistica, insieme ai compagni di cella e grazie al rapporto con i propri carcerieri.
La vicenda copre circa sessant'anni della nostra storia recente (dal 1928 anno di scoperta dell'uranio al 1989 anno della caduta del muro di Berlino). I CD-Rom permetteranno di esplorare a piacimento il contenuto delle 92 valigie di Tulse. Il numero 92, che ricorre più volte nella sceneggiatura del progetto, rappresenta il numero atomico dell'uranio: l'elemento che nello scorso secolo, con il suo significato bellico, ha rimpiazzato secondo Greenaway il valore dell'oro.
L'uso di così tanti mezzi diversi permetterà di presentare la storia enciclopedica della vita e delle opinioni di Tulse Luper ad un pubblico estremamente ampio. Greenaway sta sviluppando infatti diverse migliaia di storyboard con l'ambizione di riprodurre in seguito ognuna delle 92 valigie come progetto a se stante, in grado di generare ulteriori prodotti multimediali.
Il lavoro sarà realizzato nei prossimi anni con la partecipazione di alcuni enti di formazione olandesi per la prima fase del progetto, successivamente tedeschi e italiani e possibilmente, in una terza fase, anche francesi, spagnoli e ungheresi.

Per saperne di più:
Il sito del progetto
Il sito di Greenaway

:: sandra 2/24/2003 12:14:00 AM :: permalink
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