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:: 22.1.03 ::

Poche righe, tante colonne

Il prof. Melotti, decano del corso di perfezionamento in antropologia delle società complesse alla Sapienza, ha scritto nei giorni scorsi un'eloquente lettera al Corriere della Sera. Come prevedibile, informa l'autore, non e' stata (ancora) pubblicata. Eppure la riflessione di Melotti sul giornalismo e' opportuna e mi sembra utile proporla su Pretesti: quello che segue è il testo integrale inviato al quotidiano.

Caro Mieli,
la scorsa settimana è scomparso Tullio Tentori, uno degli studiosi che aveva introdotto in Italia l'antropologia culturale, vincendo il convergente ostracismo della cultura idealistica e del marxismo del tempo. Tentori aveva dato impulso, anche sul piano internazionale, allo sviluppo dell'antropologia delle società complesse (di cui organizzò a Roma il primo congresso mondiale). Sul piano civile, si era impegnato per l'educazione alla pace (anche come presidente italiano dei club Unesco) e, da quando in Italia era cominciata l'immigrazione, aveva contrastato ogni deriva xenofoba. Il suo "Dizionario della diversità" (curato con S. Gindro e G. Bolaffi e dedicato alle parole dell'immigrazione, della xenofobia e del razzismo) è l'unico dizionario scientifico italiano tradotto anche in lingua inglese. Orbene, avevo chiesto ai quotidiani cui saltuariamente collaboro (compreso il "Corriere") di ricordarne la figura con un pezzo di sessanta righe. Ma tutti mi hanno rifiutato il pezzo, dicendo che sessanta righe erano troppe. Intanto colonne e colonne venivano dedicate a Monica Lewinsky, l'arbitro Moreno e Vittorio Sgarbi a Sanremo. Quante righe vale una vita bene spesa? Lei forse mi potrà ripetere la frase "Questa è la stampa, bellezza!". Ma temo di peggio: l'insostenibile leggerezza dell'essere. Tradotto in linguaggio più semplice, chi muore giace e chi vive non vuole neppure ricordarlo.

Umberto Melotti
melotti@uniroma1.it


:: Bruno Zarzaca 1/22/2003 02:20:00 AM :: permalink
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