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:: 18.10.02 ::

Lo sciopero generale

Oggi, nel giorno in cui la Cgil ha proclamato lo sciopero generale contro la finanziaria e contro la politica economica e dell’occupazione del governo, io lavoro. Con profonda amarezza. Perché lo faccio? Perché questo mi è stato consigliato dal mio sindacato, la Cgil: proprio quella Cgil che oggi è in piazza.

Quando mi sono rivolta al sindacato nei giorni scorsi, l’ho fatto solo per avere una conferma: ovvero se come lavoratrice a tempo determinato io avessi il diritto allo sciopero. Mi è stato risposto che sì, il diritto naturalmente lo avevo. Però… il consiglio era di non scioperare: avrei potuto subire – in quanto td – ritorsioni da parte dell’azienda. La risposta mi ha lasciato interdetta: non tanto per la possibile reazione aziendale – che fa parte del gioco delle parti – ma per il “consiglio” datomi dal sindacato.

Non contenta, e non convinta, mi sono rivolta ad altri sindacalisti: sempre della Cgil, e anche dei Cobas. Persone che stimo da tempo, e senza nessuna “ombra” sulla correttezza e integrità delle loro convinzioni. Mi hanno detto tutti la stessa cosa: “Non scioperare”. Uno ha anche aggiunto “Sono tra gli organizzatori della manifestazione qui a Roma. So che vado contro me stesso, e te lo dico a malincuore, ma non scioperare: è il consiglio che darei a mia figlia”.

La motivazione che tutti mi hanno dato è che i td sono troppo deboli e ricattabili, che chi sciopera viene inserito in una lista nera, che può essere uno dei motivi per cui non rinnovano i contratti, ed è già così difficile avere un td, e ci sono tante persone a spasso eccetera eccetera.

Ci ho pensato a lungo: a questo sciopero credevo e credo, ma dopo aver tante volte esposto il petto alle lance farlo anche in questa occasione, mentre tutti mi dicevano “no”, mi pesava. Alla fine, con molta amarezza, non ho scioperato. Ma mi sento profondamente sconfitta. E credo che più di me – e di quanti come me si sono trovati e si trovano in questa situazione – dovrebbe sentirsi sconfitto il sindacato.

Sì, so che tutti mi hanno dato la risposta che mi hanno dato in buona fede: me l’hanno data per tutelarmi, per fare la cosa “migliore per me”. Ma io da un sindacato, anzi dalla Cgil mi sarei aspettata altro. Dare un consiglio del genere di quello dato a me – e ovviamente a molti altri – non è spaccare i lavoratori? Non è rassegnarsi in partenza? Io avrei voluto sentirmi dire “Scioperare è un tuo diritto. Quindi sciopera: se ci fossero in seguito problemi c’è il sindacato a difenderti e a tutelarti”. Altrimenti, che sciopero è questo?! E’ uno sciopero già sconfitto, fatto da un sindacato che abdica al suo ruolo e alla sua “mission” principale?! Dove sono andati a finire, in questa giornata che vuole essere dedicata ai diritti dei lavoratori, proprio questi stessi diritti?! Dal mio piccolo osservatorio, al di là delle cifre dell’adesione allo sciopero e alle manifestazioni di piazza, questa è un’amara giornata: amara per me, per il sindacato, e per tutta l’Italia dei lavoratori.





:: chiara 10/18/2002 10:19:00 AM ::
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