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:: 9.9.02 ::

Riprendiamoci il tempo

Lo abbiamo visto: l’information overload colpisce non solo i fruitori ma anche gli autori della rete, chi “elabora” le notizie, gli operatori della comunicazione. E tutti – fruitori ed autori – subiamo irrimediabilmente un altro effetto di questo overload: il sovraccarico cognitivo.

Siamo bombardati ogni giorno, ogni ora da ogni genere di informazioni, come in una sorta di inarrestabile “background” delle nostre giornate: radio tv web, un tapis roulant di news che non si ferma mai. Nessuno di noi è in grado di fermarsi a decifrarlo: non i fruitori, che nei media tradizionali sono sempre più passivi e spesso finiscono con l’esserlo anche sul web (nella maggior parte dei casi solo falsamente interattivo, e anche poco “altro” medium); non gli autori che per correre dietro a tutto ciò che accade non hanno più il tempo – appunto – per riflettere, ponderare, interpretare. Così tutti finiamo con il non sentire e non vedere più, non avere più la percezione della realtà della notizia. E’ una manifestazione del cosiddetto “adattamento sensoriale”: se troppo stimoli mi colpiscono, finisco con il non percepirli più.

Se tutti i giorni, per venti volte al giorno (magari anche di più sommando radio, tv e web), mi si dice che nella notte sono morti dieci palestinesi nella striscia di Gaza, alla fine questi palestinesi non hanno più né corpi né anime, sono solo un titolo, un catenaccio, un inciso nel lungo e indistinguibile tapis roulant di notizie. Sono, in un certo senso, fiction. Lo sono per chi ascolta il notiziario alla radio, andando al lavoro, lo sono per chi accende la tv appena sveglio e finisce per essere sommerso da plurime edizioni di tg flash. E’ vero, questi tg flash sono concepiti per utenti che si svegliano ad ore diverse: ma seguire il flusso di palinsesto di una qualsiasi mattina feriale su Raiuno o Canale 5 diventa la messa in scena di una ossessione. L’ossessione dell’informazione: tutti devono sapere, a qualsiasi ora si sveglino.

Ma i dieci palestinesi quotidianamente ammazzati sono ancora di più fiction per gli operatori della comunicazione: sono una notizia consunta e senza più nessun appeal, da dare e consumare in fretta, senza densità né spessore. Fiction, lontana non solo dagli occhi e dal cuore ma anche dal cervello. Per correre dietro a tutte le informazioni, io operatore della comunicazione divento solo una cinghia di trasmissione, un mero ingranaggio del tapis roulant. Non guardo e non vedo, non confronto, talvolta neppure verifico perché non ne ho il tempo, non capisco. Riproduco. Fornisco riproduzioni, rappresentazioni della realtà. Fiction. E per quanto le immagini a commento della notizia possano essere cruente, il sangue di quei dieci palestinesi morti non è più sangue.

E questo perché non abbiamo il tempo. Allora cercare di uscire da questo meccanismo, da questa rincorsa incessante dell’informazione non è solo ridarsi un tempo umano: è anche ridare valore alla comunicazione. Restituirle spessore e densità, farla ritornare nel territorio della realtà. E’ difficile, come operatori della comunicazione, sottrarsi al tapis roulant: si rischia di restare indietro, di diventare periferici. Eppure, solo noi possiamo farlo, solo noi possiamo avere il coraggio del silenzio. Silenzio che ovviamente non vuol dire assenza o carenza di informazioni: ma vuol dire ridurre l’indistinguibile rumore di fondo, il flusso di palinsesto-blob, per tornare a pensare, valutare, comunicare davvero.




:: chiara 9/09/2002 10:00:00 AM :: permalink
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