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:: 11.8.02 ::

L'information overload colpisce anche gli autori, non solo i fruitori della rete

Gerry McGovern è una sorta di guru del content management, autore di diversi volumi e soprattutto di una newsletter molto popolare tra gli addetti ai lavori. Il titolo della sua penultima newsletter, quella del 29 luglio, era "Information overload: troppa informazione, troppo poco tempo". Fin qui, niente di nuovo.

Si trattava dell'argomento, ben noto, della difficoltà di trattare l'enorme mole di informazioni che scorre nel mondo dei media. Il tutto collegato, con l'acutezza cui Gerry ci ha abituato, alla crisi globale della società dell'informazione. E soprattutto, presentato non dall'ormai arcinoto punto di vista dell'utente finale della rete, quello che non sa come trovare le informazioni che noi vogliamo fargli arrivare, ma dal punto di vista del professionista dei contenuti, che per fare bene il suo lavoro dovrebbe conoscere a fondo quantità tali di informazioni da riempire quotidianamente intere biblioteche.

Ma quello che mi ha stupito è stato il contenuto del numero successivo della newsletter, quello del 5 agosto. Il titolo iniziava con la stessa espressione, "Information overload". Ma continuava con un "...impariamo a prenderci il nostro tempo".

Gerry McGovern lancia un grido d'allarme ancora piuttosto fuori dal coro. Denuncia i ritmi di lavoro della Silicon Valley e, con essi, tutto lo stile di vita che ha improntato la new economy, le dotcom e tutti coloro che ci lavoravano. Uno stile di vita ossessionato dal lavoro, sempre accelerato, che ignora weekend, vacanze, pause e vita privata.
Uno stile di vita in cui si è sempre "in": sempre con il telefono cellulare acceso, con gli occhi sulla posta elettronica, con il lavoro che ti insegue. Altrimenti, sei un fallito.

L'articolo mi ha ricordato un pezzo musicale di Daniele Sepe (mi perdonino gli esperti, vado a memoria da un concerto di qualche anno fa) che elogiava i ritmi lenti e naturali della canzone popolare contro quelli frenetici e innaturali della musica house, cui si può resistere solo facendo uso massiccio di droghe altrettanto "acide".
Sepe collegava questi ritmi impossibili al ritmo disumano della catena di produzione industriale. Il tutto echeggiava il "Tempi Moderni" di Charlot.

McGovern consiglia di prendersi il proprio tempo. Le cose ben fatte richiedono tempo, le pause e le vacanze rendono più produttivi nel lungo periodo. Ma bisogna vedere se il sistema di produzione dei contenuti sta rallentando nel suo complesso. Altrimenti chi seguirà il consiglio di Gerry rischia di rimanere schiacciato in un ingranaggio che continua ad inseguire un fantomatico "Internet time".

Vedi anche:
- il sito di Gerry McGovern
- il sito di
Daniele Sepe


:: sandra 8/11/2002 06:04:00 PM ::
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