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:: 10.8.02 ::

L'insostenibile leggerezza del web writing

Il primo approccio alla scrittura per il web, se si viene da una scrittura “creativa” o se si pensa che scrivere abbia comunque e sempre un margine di creatività cui non rinunciare, può essere traumatico.

Devi scrivere periodi brevi. Non usare subordinate complesse. Non usare gli incisi. Taglia qualunque prolissità. Afferma, sii positivo. Dai la preferenza ai verbi piuttosto che ai sostantivi. Vai spesso a capo. Non mettere più di cento parole in una schermata. Impara a scrivere scaglionando le informazioni in profondità. Ma senza esagerare: altrimenti il lettore si disorienta. Pensa sempre prima alla struttura.

E queste sono soltanto alcune delle regole, o meglio delle consuetudini consigliate, le prime che mi vengono in mente. C’è da restare sconfortati: dopo che ho tagliato le parole oltre le cento della schermata, dopo che ho tolto avverbi e aggettivi che non servono a comunicare davvero informazioni e contenuti utili al lettore, dopo che ho limato i periodi per renderli scorrevoli e leggibili su monitor, cosa mi resta della “scrittura”? In realtà, mi resta molto: anzi la riscopro, arrivo di nuovo alla sua essenza.

Il processo dello “scrivere” ha sempre avuto a che fare con vincoli di ogni genere. A volte si è trattato di vincoli fisici, concreti: le tavolette di argilla si asciugavano in fretta, e questo rendeva pressoché impossibili le correzioni, o le riduceva al minimo. Anche in quel caso, il testo doveva essere “pensato” prima; senza contare il fatto che le tavolette avevano un vincolo di estensione/spessore per cui le più grandi non superavano i 30 centimetri di lato, poco più di un “chunk”, il che imponeva di segmentare i testi lunghi. A volte – e tuttora… - si è trattato di vincoli immateriali e creati artificiosamente: pensiamo solo ai vincoli metrici per le composizioni poetiche.

I vincoli sono sempre stati uno stimolo alla creatività, molto più che un ostacolo: perché dovrebbe essere diverso nella scrittura web? Perché spaventarci di fronte all’azione del “levare”, del sottrarre che fa inseparabilmente parte dello scrivere web?

Forse è una conseguenza di quella “prolissità elettronica” che molti scrittori hanno osservato essere caratteristica dello scrivere utilizzando come mezzo il computer. Scrivere una parola sul monitor non costa nessuna fatica, non costa fatica cancellarla né spostarla: le parole possono diventare oceani senza fine, con i word processor. Si tende a sentirsi liberi da ogni restrizione, tanto tutto si può mutare con un solo piccolissimo clic. Dopo aver assaporato questa libertà – basta gomme, bianchetti, pezzetti di carta incollati sui fogli – l’austerità che sembra accompagnare le regole della scrittura web spaventa.

Invece, io amo questa austerità. Questo percorso di ascesi delle parole, di rarefazione della forma e del senso. Essere rapidi leggeri concisi non significa abdicare alla creatività dello scrivere, ma andare invece alle sue radici.

In un haiku (tre versi per 17 sillabe in tutto, nello schema 5-7-5) a volte non c’è neanche un aggettivo: eppure, un’immagine emerge nitida dalle parole per venirci incontro, anzi quell’immagine è quelle parole. Si è abbattuto il muro tra forma e contenuto, il contenuto si fa forma, le cose diventano parole. Scrivere per il web è fare haiku copywriting: un esercizio di scrittura straordinario.

E non importa di che cosa scriviamo: qualunque sia l’argomento, questo esercizio di rarefazione farà emergere un contenuto nuovo, più forte. Perché penso anche questo: non si tratta solo di riscoprire l’essenzialità e la bellezza dello scrivere. Si tratta di togliere un velo a quello che vogliamo dire, di aprirlo agli altri, di renderlo davvero comunicazione.

Il web – e con il web l’email – non tollerano le formule vuote, il pressapochismo, gli orpelli dietro i quali si nascondono ignoranza ed arroganza, indifferenza agli altri. Oggi mi è arrivata una lettera, cartacea, da un’assicurazione, per restituirmi gli originali di alcuni documenti: ne riporto il testo integralmente.

“Inviamo la presente in qualità di mandatari di Assitalia spa. In riferimento al sinistro in oggetto (una sigla numerica in testa alla comunicazione, ndr), siamo a restituirle con la presente la documentazione di spesa in originale inviataci. Tale documentazione è stata liquidata dallo scrivente ufficio come da prospetto sotto riportato… (seguono cifre, ndr). Distinti saluti, il Responsabile (senza alcuna firma umana, ndr)

Questo tono in un’email non avrebbe senso, nessuno di noi lo accetterebbe: siamo persone, ci scrive una persona, la comunicazione deve essere tra persone. E su un sito web, un simile stile di comunicazione genera immediatamente fastidio, insofferenza, sospetto.

Forse, la leggerezza del web writing – anzi direi dell’e-writing – ci restituisce non solo all’essenza della scrittura, ma un po’ anche a noi stessi. Sullo stretto sentiero della creatività elettronica, possiamo incontrare anche una comunicazione più sincera, più calda, più umana. Magari è questo, a spaventarci?


:: chiara 8/10/2002 08:40:00 PM :: permalink
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